Piermarini. La passione per l’architettura
Caro lettore, mi presento.
Sono stato battezzato con numerosi nomi, così come si usava all’epoca mia:
Giuseppe Giorgio Pietro Baldassarre.
Poi la vita ha mostrato poco interesse per i miei nomi, i miei contemporanei così come voi che arrivaste secoli dopo, hanno e avete sempre usato chiamarmi con il mio cognome.
Ecco, mi presento. Sono il Piermarini!
Appena ventenne mi interessai agli studi di matematica meccanica e astronomia avviato agli stessi dal grande astronomo Ruggero Giuseppe Boscovich.
Ma l’interesse nulla può contro la passione ardente, e questa la provai alla scoperta dell’architettura!
Luigi Vanvitelli, straordinario architetto, mi fu mentore e mi chiamò a Caserta ove era impegnato nella costruzione della Reggia; naturalmente fu solo una esperienza didattica ma per me illuminante.
Nel 1769 Vanvitelli e io arrivammo a Milano su richiesta del Conte di Firmian per il restauro del Regio Palazzo Reale. Il progetto di Vanvitelli però non venne accettato dalla Corte di Vienna; Vanvitelli deluso se ne andò, lasciando a me ogni incarico. Fu quel lavoro a Palazzo Reale a trasformare un anno normale, il 1770, nel mio successo, ricevendo la nomina di Imperial Regio Architetto e Ispettore per le fabbriche della Lombardia.
Eccoli i palazzi di cui vado fiero: la Villa Reale di Monza, a Milano Palazzo Greppi, Palazzo Moriggia, Palazzo del Monte di Pietà, Palazzo Belgioioso…
E il mio progetto più amato, cari milanesi, il Teatro alla Scala!
Iniziato nel 1776, concluso nel 1778. Come dimenticare il 3 agosto di quell’anno? La solenne inaugurazione del Teatro con “L’Europa riconosciuta” di Antonio Salieri. In quel altrove dove dimoro, ho potuto ringraziare commosso il grande Stendhal che mi fece dono delle sue parole
“Il più bel Teatro del mondo, quello che dà il massimo godimento musicale.
E’ impossibile immaginare nulla di più grande, più solenne e nuovo.”
Proseguirò con i progetti architettonici a cui si aggiunse l’insegnamento con la nomina a professore di Architettura Superiore all’Accademia di Brera.
Arriverà infine il giorno dell’addio all’amatissima architettura, salutati uno ad uno i palazzi e le cattedrali, le ville e i giardini.
E alll’altrettanto amata Foligno che vide la mia nascita il 18 luglio 1734 e il mio congedo, di nuovo il 18 però nel febbraio 1808.
Giovanna Ferrante


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